mercoledì 24 gennaio 2018

Quale “Programma” di lotta per abolire al legge Fornero?


Iniziative e mobilitazioni sulle pensioni di sindacati e comitati  per il momento in stand by

Sembra che ormai si parli solo di Programmi elettorali per le elezioni del 4 marzo e se ne sentono di tutti i colori ma per rimanere allo specifico della previdenza non pare ci sia rimasto molto da scegliere. Scartato il Pd che ha votato e continua a sostenere la legge Fornero e il Centro Destra che dice di volerla abolire ma le tre gambe principali che lo compongono (Berlusconi, Meloni e Salvini) sul tema ognuno va per proprio conto, Liberi e Uguali che ancora non si pronuncia, rimangono il M5S e Potere al Popolo.
Il M5S parla di superamento con Quota 100 e Quota 41 senza specifiche più precise ed oltretutto senza indicare con quali tempi andrebbe al “superamento”.


Potere al Popolo firma l’appello dei costituzionalisti, preferiamo le lotte 

Viola Carofalo, Il Manifesto 24 gennaio 2018

"Abbiamo letto l’appello rivolto alle liste elettorali da parte di Felice Besostri e altri costituzionalisti a sottoscrivere un patto che contrasti «ogni ulteriore proposta di riforma che miri a modificare la forma democratica e parlamentare del nostro modello repubblicano» e ogni ulteriore tentativo di «costituzionalizzare principi neoliberisti o limitare la sovranità popolare, i diritti fondamentali delle persone»."...

La Lista Potere al Popolo continua a raccogliere sempre più consensi nel territorio e nei posti di lavoro, da parte di sindacalisti di base ed anche di RSU e Delegati CGIL a sostegno di Potere al Popolo. su un Programma non finalizzato solo alla propaganda elettorale ma proiettato verso lo sviluppo di future iniziative e mobilitazioni anche dopo il 4 marzo. 

Al punto 5 del Programma c'è la PREVIDENZA  dove viene assunto l’impegno di lottare per:
-l’abolizione della “riforma” Fornero;
-un trattamento pensionistico dignitoso, proporzionato all’ultimo salario percepito;
-il diritto alla pensione a 60 anni di età o a 35 anni di contributi per tutti;
-l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita, per una vecchiaia dignitosa;
-l’introduzione di un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi, per non condannare alla miseria chi ha avuto una vita lavorativa discontinua
-l’introduzione per le pensioni future di un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 5000 euro lordi mensili;
-la soppressione delle Casse previdenziali private e riconduzione nella gestione INPS della previdenza dei lavoratori ordinisti;
-la separazione tra previdenza e assistenza.

Il Pd ha votato e continua a sostenere la “necessaria durezza della legge Fornero”

 


Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2018

Bagarre a L’Aria che Tira (La7) sulla riforma Fornero e sulle pensioni. Nella polemica è coinvolto il consigliere economico di Palazzo Chigi, Luigi Marattin (Pd), secondo il quale la legge Fornero non può essere abolita. Non concordano il segretario confederale della Cgil, Maurizio Landini, il responsabile economico della Lega Claudio Borghi e Paolo De Nardis, professore di Sociologia all’Università La Sapienza di Roma…

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lunedì 22 gennaio 2018

Rsu Contro Riforma Pensioni Fornero: Sostegno a Potere al Popolo, Appello RSU e Delegati Cgil


Rsu Contro Riforma Pensioni Fornero ha condiviso il post di RSU e Delegati CGIL a sostegno di Potere al Popolo.
Condividi e metti mi piace. Sulla pagina. Potere al Popolo è un Movimento che nel suo programma ha l'abrogazione legge Fornero e il diritto alla pensione a 40 anni di contributi (Potere al Popolo propone 35, ndr) o 60 anni di età. Bene!

APPELLO PER SOSTENERE POTERE AL POPOLO
“DOV’ERA IL NO FAREMO IL SI”

Noi dirigenti Cgil e lavoratori dei tanti luoghi e non luoghi del lavoro, operanti nell... 

Testo completo Appello

Pensionamenti scuola 2018: avvio predisposizione posizioni assicurative, Ape sociale/Ape precoci e liquidazione immediata...


Il prossimo pensionamento del personale della scuola parte dal 1° settembre 2018 e l’Istituto Previdenziale sta attivando le procedure per l’adozione delle nuove modalità di definizione delle prestazioni basata sui dati presenti sul conto individuale assicurativo ma rimangono ancora nell’incertezza quanti hanno fatto domanda di ape sociale e ape precoci rispetto al pensionamento immediato o chissà quando. Altro punto di incertezza potrebbe essere anche quest’anno il mese di liquidazione del primo assegno pensionistico per chi viene collocato a riposo da settembre.

L’Inps avvisa: Pensionamenti scuola 2018: predisposizione posizioni assicurative

La circolare INPS 17 gennaio 2018, n.4 illustra le indicazioni operative per la predisposizione delle posizioni assicurative propedeutiche al pensionamento del personale del comparto scuola per l’anno 2018, a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 23 novembre 2017, n. 919  relativo alle cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2018.
Con circolare INPS 11 gennaio 2017, n. 5 l’Istituto ha stabilito l’adozione, a partire dal 1° gennaio 2017, di una nuova modalità di definizione delle prestazioni basata sui dati presenti sul conto individuale assicurativo dell’iscritto e sulla base degli stessi dati le strutture territoriali INPS effettueranno l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico...Leggi Tutto
Ape sociale e Ape precoci
Da quanto viene riportato da alcuni giornali on line non solo non viene liquidata l’indennità o pensione a quanti è stato riconosciuto il diritto ma, per quanto riguarda il personale della scuola si rimane ancora nella completa incertezza come riporta anche PensioniOggi:
Anche il comparto scuola soffre. Nonostante l'accoglimento dell'istanza di Ape Sociale/precoci i docenti non possono ancora lasciare il posto di lavoro in assenza di ulteriori indicazioni da parte del Miur. Per i docenti, infatti, la cessazione dal servizio avviene il 1° settembre di ogni anno, dunque spirata la finestra del 1° settembre 2017 occorre attendere un altro anno salvo il Ministero non disponga diversamente. Maura ad esempio ci scrive ricordando che l'Inps ha accolto l'istanza di Ape sociale ad Ottobre 2017 e nelle more dell'accoglimento è dovuta tornare in cattedra a settembre. "La cosa assurda è che non posso ritirarmi dal servizio sino al prossimo 1° settembre 2018 nonostante l'Inps mi abbia certificato che i requisiti li possedevo sino dal maggio dell'anno scorso". "Anzi neanche questa data è ancora certa perchè il Miur non mi ha consentito sinora di produrre domanda di cessazione al 1° settembre 2018 non avendo regolato nel decreto sulle cessazioni dello scorso novembre la nostra specifica situazione (ndr, degli apisti social e dei lavoratori precoci)". "Così ancora oggi io non so quando potrò realmente lasciare il servizio". 

In pensione vado dal 1° settembre 2018 ma il primo assegno quando lo prendo?
La generalità dei pensionandi che saranno messi a riposo dal 1° settembre per vecchiaia o pensione anticipata potrebbero ricevere l’assegno pensionistico con ritardo nonostante la circolare Inps n. 5/2017, con la quale si informava che le pensioni del personale della Scuola con decorrenza 1° settembre 2017 sarebbero state definite sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo dell’iscritto e con il Messaggio Inps del 17 maggio 2017 si comunicava di aver trovato una soluzione condivisa con il Miur, in modo da liquidare i trattamenti pensionistici secondo le nuove modalità ed in particolare si sarebbe proceduto alla erogazione del primo assegno pensionistico senza soluzione di continuità tra stipendio e  pensione.

Così non è stato per i pensionati dal 1° settembre 2017 ed ancora ci sono quelli che aspettano il primo assegno con i dovuti arretrati a Febbraio 2018

Le giustificazioni sono varie e vanno dalla mancanza di personale per evadere tutte le pratiche di liquidazione in tempo utile oppure problemi tecnici non meglio specificati.

Questo è successo, questo succede (probabilmente solo da parte di alcune sedi Inps 
delle grandi città)  e si spera non succeda ai prossimi pensionati. 

I sindacati scuola si staranno attivando anche su questo?  

domenica 21 gennaio 2018

Pensioni M5S: Superamento della legge Fornero?

Il capo politico del M5S Di Maio ha presentato il programma in 20 punti di cui 2 riguardano le pensioni:
PENSIONE DI CITTADINANZA: MAI PIU' SOTTO I 780 EURO
• Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati
• 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati
SUPERAMENTO DELLA LEGGE FORNERO
• Quota 100 e Quota 41
• Staffetta generazionale
• Categorie usuranti
• Opzione donna

Per quanto riguarda il primo punto è abbastanza chiaro il concetto sul secondo riguardante il "Superamento della legge Fornero" la  questione dovrebbe essere approfondita e precisata sia nei termini e sia nei tempi.
Inoltre non viene indicata una età minima di accesso alla pensione come ad esempio dai 60 anni come invece propone Potere al Popolo al punto 5 del suo Programma e neanche i 62 anni di età indicati in precedenza a livello sindacale e nelle proposte di legge ormai decadute.
Oltre alla Quota 41 per l’accesso alla pensione a qualsiasi età viene proposta la Quota 100 ma senza che venga precisata nello specifico la formula.

Quota 100, come verrà articolata questa proposta dal M5S?
Si ricorda che due proposte di legge su Quota 100 erano state presentate in Commissione Lavoro della Camera e precisamente la C. 2945 Damiano e la C. 2955 Prataviera.

La proposta di legge C.2945 recitava all’art.1:
      1. In deroga a quanto disposto dall'articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, a decorrere dal 1 gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2021, il diritto al trattamento pensionistico per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all'assicurazione obbligatoria e alle forme di essa sostitutive ed esclusive si consegue, fermo restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni, al perfezionamento dei requisiti indicati nella tabella A allegata alla presente legge.
Tabella A
(Articolo 1, comma 1)
Lavoratori dipendenti pubblici e privati
Lavoratori autonomi iscritti all'INPS
(1)
Somma di età anagrafica e anzianità contributiva
Età anagrafica minima per la maturazione del requisito indicato in colonna 1
(2)
Somma di età anagrafica e di anzianità contributiva
Età anagrafica minima per la maturazione del requisito indicato in colonna 2
100
62
101
63


La proposta di legge C. 2955 indicava all’art. 1, invece, una diversa articolazione della Quota 100:
      1. A decorrere dal 1 gennaio 2015, i lavoratori che abbiano maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni ovvero un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni possono accedere al pensionamento al raggiungimento di quota 100 quale somma di età anagrafica e contributiva.
      2. Sono fatte salve, se più favorevoli, le disposizioni in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti di cui al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, nonché le disposizioni in materia di esclusione dai limiti anagrafici per i lavoratori che hanno maturato il requisito di anzianità contributiva di almeno 40 anni.
      3. In via transitoria, per un periodo di tre anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, è sospeso l'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, di cui all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.

Secondo le dichiarazioni di Luigi Di Maio la proposta è quella di permettere l’accesso alla pensione in base alla somma di età e anni di contribuzione per un totale di 100 ma null’altro è stato specificato.

Non viene neanche specificato se viene proposto di abrogare la norma sull’adeguamento dei requisiti in base alla speranza di vita.

Pensioni: "disinformazia" o dimenticanza?

Continuiamo a controllare cosa dicono i giornali sulle pensioni e stavolta leggiamo su PensioniOggi: Riforma Pensioni, Le posizioni dei Partiti in vista delle elezioni del 4 marzo (19 Gennaio 2018, Scritto da  Valerio Damiani). L'autore dell'articolo, in maniera abbastanza neutrale, introduce il discorso con l'affermazione: Dall'abolizione della Legge Fornero da parte della Lega Nord alle proposte più moderate che puntano alla proroga in via strutturale dell'Ape Sociale e dell'Ape volontario. La parola agli elettori.” e fa una illustrazione sintetica delle posizioni sulla legge Fornero delle varie Liste elettorali, Lega, M5S, Forza Italia e Pd (compreso Cesare Damiano della minoranza).

Manca, però, la citazione di Liberi e Uguali, giustificata per l'assenza di uno specifico punto programmatico sulla previdenza ancora oggi sia nel profilo face book e  pure nel sito tutto nuovo http://www.pietrograsso.org/.

Non è giustificata, invece, la mancata citazione della Lista elettorale Potere al Popolo che il programma anche sulla previdenza lo ha pubblicato da tempo. Forse l’autore dell’articolo su PensioniOggi è incappato in una mera "dimenticanza" ed allora, intanto, di seguito lo pubblichiamo nuovamente innanzitutto perché una informazione democratica deve essere anche completa e poi perché il programma di Potere al Popolo oltre ad essere stato discusso nelle assemblee di base è stato pubblicato da tempo.


Punto 5 - PREVIDENZA

L’attacco al lavoro in questi anni è stato sistematico. Si è rivolto contro le persone al lavoro, contro chi, avendo lavorato tutta una vita, si è visto togliere il diritto ad una pensione certa e dignitosa, contro le disoccupate e i disoccupati.
Le “riforme” previdenziali che si sono succedute, dalla Dini alla Maroni, alla Fornero, hanno ridotto notevolmente l’ammontare dell’assegno pensionistico, ed hanno aumentato continuamente l’età pensionabile.
Gli effetti della legge Fornero sono stati violentissimi per tutti i soggetti coinvolti: per i lavoratori in produzione che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata, per le donne su cui grava ingiustamente il doppio carico del lavoro produttivo e riproduttivo; per i giovani che trovano un nuova barriera nell’accesso al lavoro dalla forzata permanenza degli adulti/anziani. Negli ultimi tre anni gli occupati sono aumentati di 1 milione tra gli ultracinquantenni, mentre i contratti precari sono aumentati di 500mila unità.
Le controriforme pensionistiche sono state giustificate dallo spettro della mancata tenuta del sistema pensionistico. Ma il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza e delle tasse, è in attivo dal 1996, grazie principalmente ai contributi dei lavoratori dipendenti che versano molto di più di quanto prendano poi.
Per questo lottiamo per:
-l’abolizione della “riforma” Fornero;
-un trattamento pensionistico dignitoso, proporzionato all’ultimo salario percepito;
-il diritto alla pensione a 60 anni di età o a 35 anni di contributi per tutti;
-l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita, per una vecchiaia dignitosa;
-l’introduzione di un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi, per non condannare alla miseria chi ha avuto una vita lavorativa discontinua
-l’introduzione per le pensioni future di un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 5000 euro lordi mensili;
-la soppressione delle Casse previdenziali private e riconduzione nella gestione INPS della previdenza dei lavoratori ordinisti;
-la separazione tra previdenza e assistenza.

 Dal Programma di "Potere al Popolo"

sabato 20 gennaio 2018

Pensioni: i giornali e l’allarmismo sull’abolizione della legge Fornero

Leggendo i giornali...
I programmi delle liste elettorali tra “Disinformazia” o inesattezze?
Ci sono programmi elettorali già pubblicati da parte delle Liste elettorali come quello di Potere al Popolo (al punto 5 la PREVIDENZA) ed altri propagandati come quello del Centro Destra che su pressione della Lega hanno inserito il punto sull’abolizione della Legge Fornero. Il M5S parla di Quota 41 ma rispetto a tutto il resto sulla previdenza si attendono lumi. Per quanto riguarda il PD non c’è da aspettarsi che altri ritocchi alla legge Fornero con una eventuale Ape sociale strutturale allargata anche ad altre categorie di lavori gravosi oltre alle 15 già individuate finora. All’appello, rispetto alle pensioni, manca la lista elettorale Liberi e Uguali di cui al momento si ignora la posizione e il programma nello specifico della previdenza.
In questo panorama di posizioni i giornali sfornano continuamente articoli, servizi, editoriali che già dai titoli tendono ad orientare l’opinione pubblica in una certa direzione ed una di queste direzioni è quella di intimorire se non terrorizzare i lettori sui costi rispetto all’abolizione della legge Fornero e della norma “berlusconiana” sull’adeguamento dei requisiti pensionistici in base alla speranza di vita.
Ai titoli e contenuti allarmistici rispetto alla eventuale restituzione a lavoratori e lavoratrici italiane del diritto alla pensione con requisiti pre-Fornero, che non erano certo da baby pensionati (quota 96+1, 40 anni +1 di contribuzione a qualsiasi età, 65+1 per vecchiaia e possibilità per le donne di andare in pensione volontariamente dai 60 anni di età con 20 anni di contributi oppure con opzione donna 57/35), sembra si sia accodato anche il Fatto Quotidiano o tutt’al più la giornalista Chiara Brusini che in un corposo articolo (“Pensioni, con l’abolizione dellaFornero assegni Inps più bassi fino al 20% e maggiori spese per 20 miliardil’annoIl Fatto Quotidiano,18 gennaio 2018) lancia l'allarme sulla possibilità che si abbassino gli assegni pensionistici e rispetto ad una maggiore spesa di 20 miliardi all'anno.

L’articolo in diversi punti non convince per alcuni versi ed oltretutto appare parziale sui contenuti e giudizi riportati di docenti di questa o quella università prestigiosa che potrebbero creare confusione.


Ad esempio l’articolo riporta:


“Promesse che, a meno di non compensare la maggior spesa con aumenti di tasse o corposi tagli, rischiano di far deragliare il debito pubblico. Non solo: potrebbero trasformarsi in una beffa per i pensionati, che vedrebbero alleggerirsi di molto l’assegno visto che in un sistema a ripartizione come il nostro sono i contributi di chi lavora a pagare le prestazioni previdenziali. “Prima si va in pensione”, avverte Guido Ascari, docente di Economia all’università di Oxford, “più basso sarà il tasso di sostituzione“. Cioè il rapporto tra la pensione e l’ultimo stipendio incassato. “Per questo è logico che l’età sia agganciata all’aspettativa di vita: si vuole garantire il più possibile una pensione adeguata“.


Su questo punto bisognerebbe ricordare al docente e alla giornalista che il sistema a ripartizione è vero che stabilisce il fatto che i contributi versati vengano utilizzati per pagare le pensioni in essere ma ormai da tempo i contributi dei lavoratori attivi finiscono in un unico calderone del bilancio dello Stato per pagare anche le pensioni di carattere assistenziale. Altro elemento che può creare confusione è dire che il tasso di sostituzione si riduce se uno va prima in pensione: questo lo sanno anche i sassi da sempre che con 40 anni di contribuzione si prendeva il “massimo” dell’80% dell’ultima o ultime retribuzioni mentre se uno andava in pensione con quota 96 oppure con 20 anni di contributi per vecchiaia prendeva molto meno.



“Pensions at a glance 2017” e i pensionati “mantenuti” da chi lavora?


Viene citato poi lo studio dell’Ocse “Pensions at a glance 2017” e certi calcoli e previsioni fatte dalla Ragioneria dello Stato: “La demografia è impietosa: stando all’ultimo studio Ocse sul tema, Pensions at a glance 2017, l’Italia è seconda su 35 Paesi (dietro il Giappone) per percentuale di cittadini over 65 ogni 100 persone in età da lavoro. Oggi il rapporto, noto come “indice di dipendenza” visto che i pensionati vengono di fatto “mantenuti” da chi produce, è del 38% contro una media Ocse del 27,9%. E nel 2050 è destinato a salire intorno al 70 per cento. Se attualmente gli italiani in pensione sono poco più di 16 milioni, la Ragioneria generale dello Stato in un rapporto dello scorso giugno ha calcolato che nel 2050 saranno 17,8 milioni.”


Anche qui bisognerebbe chiedersi se gli studi e previsioni di lungo termine di certi organismi internazionali o nazionali siano attinenti alla necessità di abolire da subito la legge Fornero per attuare un cambiamento del sistema pensionistico italiano per farlo diventare equo e giusto per tutti eliminando ad esempio distorsioni e privilegi come le pensioni d’oro e i vitalizi ai politici. “Nel lungo periodo siamo tutti morti” diceva Keynes e al 2050 mancano ancora più di trent’anni. Inoltre nell’articolo usare il termine “mantenuti” da chi  produce riferito ai pensionati è del tutto inappropriato se non offensivo in quanto i pensionati, prima di accedere alla pensione, la maggior parte, si spaccava la schiena nei cantieri e nelle fabbriche oppure faticava negli ospedali, nelle scuole, negli asili nido e in tutti gli altri settori che comportano usura e fatica a differenza di professioni varie a volte divertenti e che portano anche grossi guadagni e grasse grosse pensioni.


Alcune imprecisioni che possono confondere i lettori:


“Le pensioni di anzianità invece sono state abolite, sostituendole con la “pensione anticipata” che quest’anno si può chiedere se si sono totalizzati 42 anni e 10 mesi di contributi e si hanno almeno 63 anni e 7 mesi di età. I requisiti, anche in questo caso, vengono aggiornati ogni due anni per effetto dell’aumento della vita attesa.” 


Bisognerebbe precisare che oggi si esce dal lavoro con 41 e 10 mesi donne – 42 e 10 mesi uomini a prescindere dall’età anagrafica e nel 2019 bisognerà aggiungere altri cinque mesi. I 63 anni di età sono previsti per l’accesso all’Ape sociale e Ape a pagamento.

Ed ancora:


“Ipotizziamo comunque di voler fare tabula rasa rispetto ai nuovi requisiti in nome del principio, enunciato dal leader del Carroccio, che “andare in pensione dopo 41 anni è un sacrosanto diritto“. Principio condiviso da Di Maio, che il 10 gennaio ha inserito di diritto la Fornero tra le “400 leggi da abolire” per sostituirla con la regola che “si va in pensione dopo 41 anni di lavoro a dispetto dell’età”. Se a quel punto tutti scegliessero la pensione anticipata, che cosa succederebbe? Risponde, anche in questo caso, il rapporto della Ragioneria sulle “tendenze di lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” aggiornato al 2017: da un lato assisteremmo al “significativo peggioramento del rapporto fra spesa pensionistica e pil”, anche perché nei prossimi anni molti nuovi pensionati godranno ancora di assegni calcolati con il metodo retributivo…”


“Se a quel punto tutti scegliessero la pensione anticipata?” Forse ancora  non  si è ben capito che ai 40+1 anni di contribuzione mano a mano ci arriveranno ben pochi per due ordini di motivi, come è stato accennato in un altro post:


Primo bisogna considerare il  fatto che negli anni ’70/80 i giovani  cominciavano ad entrare sui posti di lavoro più tardi per la fine del boom economico degli anni sessanta che aveva portato alla quasi piena occupazione ed anche per la scolarizzazione di massa con l’ambizione legittima delle classi popolari di voler far studiare i propri figli almeno fino al diploma.


Secondo probabilmente è  sfuggito che  i lavoratori/lavoratrici impiegati in attività discontinue o seggette/i al precariato, accentuato dalle pseudo riforme del mercato del lavoro degli ultimi 20 anni, ai 40 anni + 1 di contribuzione ben poche/i ci arriveranno e sarà difficile che arrivino anche ai  35 anni di contribuzione. In questo saranno penalizzati in particolare i giovani e le donne (come sempre…) sia nei requisiti di accesso e sia in relazione all’entità dell’assegno pensionistico. Ecco perché tutti si affannano a chiedere perlomeno una pensione di garanzia per i futuri pensionati del domani minacciati dalle norme attuali di una pensione tutta contributiva in base al poco versato.


In conclusione, inutile continuare ad analizzare l’articolo, in quanto sarebbe opportuno che il Fatto Quotidiano raccogliesse il seguente invito:


RISCRIVETE L’ARTICOLO O ALMENO FATE DELLE PRECISAZIONI!

A.C.

venerdì 19 gennaio 2018

Pensioni: aumentano quelle di vecchiaia e diminuiscono le pensioni di anzianità/anticipate




Il dato che spicca maggiormente è “l’aumento nel 2017 del numero dei trattamenti di vecchiaia. Tale incremento comporta, infine, una riduzione dell'incidenza delle pensioni di anzianità/anticipate rispetto a quelle di vecchiaia: il rapporto tra pensioni di anzianità/anticipate per 100 pensioni di vecchiaia passa infatti da 96 del 2016 a 90 del 2017.”

A parte il fatto che le pensioni liquidate come media si aggirano sui 1300 euro (si presuppone lorde), rispetto al “Numero di pensioni liquidate per categoria, anno di decorrenza e classe d'età”, rilevazione al 2 ottobre 2017, risulta che le pensioni di vecchiaia sono state liquidate per la maggior parte a lavoratori/lavoratrici con età dai 65 ai 67anni e che la media alla decorrenza risulta di 65,7. In tale media sono compresi i prepensionamenti.

Per quanto riguarda quelle di anzianità/anticipate la maggioranza delle pensioni liquidate riguardano la fascia di età dai 60 ai 64 anni per una età media alla decorrenza di 60,9.
Riguardo a quest’ultimo dato vale la pena sottolineare che tante lavoratrici e tanti lavoratori che hanno cominciato a lavorare da giovanissimi è naturale che abbiano raggiunto il traguardo della pensione maturando i 41/42 e 10 mesi subito prima o subito dopo i 60 annidi età.

L’età “media” dei pensionamenti per vecchiaia è  per forza di cose destinata a salire sia nel 2018, considerato che anche le lavoratrici del privato e autonome hanno ricevuto la parità in peggio per il pensionamento con 66 anni e 7 mesi, mentre nel 2019 con il requisito dei 67 anni di età per tutte/i la media potrebbe coincidere a meno che non venga influenzata da eventuali prepensionamenti di determinate categorie.

Le pensioni di anzianità/anticipate sono destinate ancora a diminuire anche perchè, mano a mano si sale nelle classi di età, tante e tanti hanno cominciato a lavorare più tardi per il fenomeno della cosiddetta scolarizzazione di massa. Inoltre bisogna tenere presente che dopo il boom economico degli anni sessanta arrivò il tempo delle vacche magre degli anni ’70 con disoccupazione e precariato che portò il governo di allora a prendere dei provvedimenti legislativi in favore dell’occupazione giovanile ma ormai salario e contributi persi non facevano più numero nelle casse dell’Inps.

Questo quadro statistico potrebbe migliorare nel 2018 e nel 2019 se dopo il 4 marzo (trovate le opportune coperture finanziarie…) le nuove rappresentanze popolari in Parlamento, insieme alle mobilitazioni fuori dai palazzi,  riusciranno a influenzare  il nuovo Governo per  abolire la legge Fornero e abbassare a tutte/tutti i requisiti pensionistici permettendo così anche l’avvio del ricambio generazionale nel mondo del lavoro degli anziani forzatamente al lavoro con i giovani disoccupati e precari.