sabato 18 novembre 2017

Il governo al tavolo propone…, prime notizie stampa




Ansa 18/11/2017

La Repubblica,18 novembre 2017

La Stampa, 18 novembre 2018

Pensioni, fate il vostro gioco governo e sindacati…rien ne va plus!


Abrogare la legge Fornero e Abolire Aspettativa di vita per diritto alla pensione!


Sono finiti i giochi al tavolo di Palazzo Chigi?


Sono stati consultati lavoratori e lavoratrici da parte di Cgil, Cisl e Uil su cosa chiedere al governo rispetto  al bonus pensioni da inserire in legge di bilancio 2018?

Da quanto risulta, dove si sono svolte assemblee nei posti di lavoro, gli ordini del giorno approvati sono stati a favore di uno sciopero generale e per la mobilitazione contro la legge Fornero.

Di fronte alla pochezza dei provvedimenti proposti dal governo si dovrebbe dedurre, perciò, che i sindacati non hanno nessun mandato a firmare un’altra Intesa a perdere sulle pensioni.

Il Tavolo di oggi si potrebbe chiudere dopo tanti tavolini tecnici e politici inconcludenti senza proposte risolutive degli effetti disastrosi della legge Fornero.

Noi votiamo per ABOLIRE ASPETTATIVA DI VITA PER DIRITTO ALLA PENSIONE



Condividiamo messaggio su aggiornamento petizione e invitiamo a continuare a "votare"

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri: 


IL TEMPO STA PER SCADERE MASSIMA CONDIVISIONE
Luciano Cecchin
Italia

17 nov 2017 — In poco piu' di una settimana ben 35000 donne e uomini di questo Paese hanno firmato la petizione per abolire l'assurda legge che lega la speranza di vita al diritto alla pensione!!

UN IMMENSO GRAZIE A TUTTE/I

GLI ITALIANI SONO STUFI DI FARSI DERUBARE PENSIONE E FUTURO DA CHI MANTIENE PRIVILEGI PER POCHI ELETTI A SCAPITO DELLA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE CHE NON ARRIVA A FINE MESE!

CHIEDO A TUTTI VOI DI CONTINUARE CON QUESTO BELLISSIMO ESEMPIO DI PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA!

PER FAVORE CONTINUATE A FIRMARE E SOPRATTUTTO A CONDIVDERE!

IN PARTICOLARE DARETE UN IMPULSO IMPORTANTE ALLA DIVULGAZIONE E AL SUCCESSO DELLA PETIZIONE SE CHIEDERETE AGLI AMMINISTRATORI DEI 5 GRUPPI FACEBOOK DA VOI PREFERITI DI SOSTENERE E METTERE IN EVIDENZA QUESTA PETIZIONE

INSIEME POSSIAMO VINCERE
LA MIA PROFONDA STIMA E GRATITUDINE A TUTTI VOI

LA NOSTA VITA NON HA PREZZO

venerdì 17 novembre 2017

Aspettativa di vita: la Commissione Lavoro della Camera non vota la Risoluzione

RINVIO DELLA VOTAZIONE AD ALTRA SEDUTA, QUANDO?
La Commissione Lavoro della Camera rinvia ancora la votazione su un testo unificato delle Risoluzioni precedentemente presentate riguardo all’aspettativa di vita applicata ai requisiti pensionistici (vedi post Abolire o bloccare da subito applicazione aspettativa di vita pensioni!).
 Ancora una volta l’orientamento della maggioranza della Commissione è stato quello di rinviare la votazione raccogliendo l’invito della sottosegretaria Franca Biondelli che ha fatto  “presente che il Governo non è allo stato in condizione di esprimere un parere compiuto sulle risoluzioni in discussione e su un eventuale testo unificato dei medesimi atti di indirizzo, considerando che è ancora in corso il confronto con le organizzazioni sindacali. Solo all’esito di tale confronto e alla luce dell’accordo che verrà raggiunto, infatti, sarà possibile per l’Esecutivo esprimere più compiutamente il suo avviso sulle risoluzioni in discussione.”
Marialuisa Gnecchi (Pd) ha sottolineato tra l’altro “che l’Italia è l’unico Paese in cui è previsto un requisito unico di età per il pensionamento, a prescindere dall’anno di nascita del lavoratore e che in Germania, in particolare, l’età di pensionamento a 67 anni si raggiungerà solo nel 2030.” Ha inoltre dichiarato di essere “consapevole del fatto che la prossima scadenza della legislatura non consentirà di adottare tutti gli interventi che sarebbero necessari e auspica che, nella prossima, l’impegno sia volto, in particolare, alle donne, che più hanno pagato il prezzo delle riforme che si sono succedute negli ultimi anni.” In conclusione del suo lungo intervento ha dichiarato comunque che  “Alla luce, quindi, del lavoro già svolto dalla Commissione e in considerazione del fatto che tutte le risoluzioni in discussione oggi hanno lo scopo di sostenere politicamente il confronto in atto tra il Governo e le organizzazioni sindacali, ritiene che la Commissione possa accogliere l’invito della sottosegretaria a rinviare il voto su un testo unificato.”
Di parere contrario sono stati i deputati di opposizione:
Giorgio Airaudo (SI-SEL-POS) "ritiene che le risoluzioni in discussione acquisteranno senso solo se saranno in grado di influire sul corso del negoziato tra Governo e organizzazioni sindacali in atto. Per questo, se comprende la richiesta della sottosegretaria di rinviare il voto su un testo unificato, non comprende perché la Commissione debba accettarla. Una risoluzione unitaria conferirebbe grande peso alla posizione delle organizzazioni sindacali che intendono bloccare il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita dell’età per l’accesso al pensionamento. Esprimendo, quindi, il suo dubbio sul fatto che il confronto in atto avrà esito positivo, si dice convinto che il tema non potrà dirsi esaurito con le decisioni che verranno prese a breve, in quanto qualunque Governo succederà a quello attualmente in carica necessariamente dovrà mettere mano al sistema pensionistico, per rimediare agli errori che negli ultimi anni sono stati commessi."
Walter Rizzetto (FdI-AN), “…Entrando, quindi, nel merito dell’argomento, non condivide il disegno di enucleare singole categorie di attività da sganciare dall’adeguamento alla speranza di vita, perché ciò creerebbe divisioni tra i lavoratori. Meglio sarebbe, a suo avviso, superare completamente il meccanismo anche attraverso la votazione di un testo unificato delle risoluzioni già nella seduta di oggi, perché è aberrante, a suo giudizio, che il legislatore sia ostaggio di condizionamenti esterni.”
Davide Tripiedi (M5S)  “in ogni caso, ritiene che la Commissione debba votare già nella seduta odierna un testo unificato delle risoluzioni in discussione per dare un maggiore impulso alla trattativa, spingendola verso un risultato positivo. Infatti, dal blocco del Parlamento le organizzazioni sindacali non possono trarre beneficio nella loro interlocuzione con il Governo. Chiede, pertanto, alla sottosegretaria Biondelli di riconsiderare il proprio orientamento in modo da consentire il voto sulle risoluzioni, che si fondano sulla necessità di reintrodurre finalmente nel sistema pensionistico il principio di equità.”

Il presidente della Commissione Cesare Damiano ha ricordato “che la situazione si è consistentemente aggravata quando si è scelto, a suo giudizio in modo sconsiderato, di superare il sistema delle quote, derivanti dalla somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva, introdotto dal Governo in cui era Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Evidenzia, infatti, che con tale sistema, l’età del pensionamento era di 62 anni e non di 66 anni e 7 mesi. Riconosce di avere dovuto adeguarsi alle necessità di scongiurare una crisi finanziaria come quella della Grecia votando nel 2011, come del resto il collega di partito Bersani, la manovra contenuta nel decreto-legge n. 201 del 2011, approvata essenzialmente per ragioni di equilibrio di bilancio, ma ricorda anche di essersi poi impegnato attivamente per la correzione di storture, a volte dovute ad interpretazioni amministrative non condivisibili del dettato normativo, che sono emerse con la progressiva applicazione della nuova disciplina. Tra le incongruenze da correggere c’è, a suo avviso, anche l’adeguamento alla speranza di vita, che si applica in modo indistinto a tutte le tipologie di attività.
Come la maggior parte dei colleghi, non è per il suo totale superamento e, per questo, trova inaccettabile che il presidente dell’INPS comunichi stime di costi iperbolici, come a voler contrastare un tentativo di addossare i costi di una decisione del genere alla collettività. Ma, in ogni caso, il sistema pensionistico ha pagato e pagherà un importante tributo al risanamento dell’economia italiana, come dimostra il periodico rapporto della Ragioneria generale dello Stato, che quantifica in circa 900 miliardi di euro, pari al 60 per cento del prodotto interno lordo, i risparmi cumulati nel periodo fino al 2060 grazie alle riforme che si sono succedute a partire dal 2004. A suo avviso, non può quindi essere accettato il tentativo di fare politica diffondendo dati non corredati dalle necessarie spiegazioni, senza contare che sarebbe opportuno scorporare dal dato della spesa pensionistica, cui le istituzioni europee fanno riferimento quando chiedono interventi restrittivi, gli effetti fiscali, che ammontano a circa 50 miliardi di euro, senza i quali la spesa pensionistica italiana sarebbe allineata alla media dell’Unione europea. Si dichiara consapevole del fatto che la Commissione è costretta a confrontarsi con istituzioni che mandano precisi messaggi politici, dalla Banca d’Italia, alla Corte dei conti e all’INPS, sottolineando come sia giusto in questa fase concentrarsi sugli strumenti che, come ha fatto notare il collega Auci, già attualmente permettono, a determinate condizioni, l’accesso anticipato al pensionamento. Ricorda, infatti, l’ampio confronto volto a consentire il completamento della sperimentazione relativa alla cosiddetta « opzione donna », reso necessario dalla presenza di una interpretazione amministrativa fortemente restrittiva e i risultati raggiunti con riferimento ai lavori usuranti, per i quali il meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita è stato disattivato fino al 2025 con la legge di bilancio 2017. Osserva, in ogni caso, che molta strada rimane da fare, richiamando – a titolo meramente esemplificativo – ulteriori categorie di lavoratori che operano in condizioni faticose o disagiate, di cui ha personale conoscenza, come i lavoratori impiegati sui vaporetti nella laguna veneta e gli operai delle fabbriche di ceramica di Civita Castellana.
Conclusivamente, preso atto della richiesta di rinvio della votazione formulata dalla rappresentante del Governo e considerato che tale richiesta è stata accolta dalla maggioranza della Commissione, ritiene che vi siano le condizioni per il rinvio del seguito della discussione delle risoluzioni ad altra seduta.
Al nuovo intervento di Walter Rizzetto che ha ribadito “la richiesta di procedere già oggi alla votazione delle risoluzioni, non essendovi ostacoli di carattere regolamentare” ha risposto Cesare Damiano, presidente, rinviando il seguito della discussione congiunta delle risoluzioni ad altra seduta.

giovedì 16 novembre 2017

Pensioni, le 7 proposte del governo a costo quasi zero


L’analisi dell’Ufficio previdenza della Cgil nazionale su costi e platee mette nero su bianco il basso costo della proposta del governo e, conseguentemente, anche l’esigua platea che verrebbe esonerata dall’innalzamento dell’età pensionistica (vedi Previdenza: Cgil, la proposta del Governo costa 61mln nel triennio, esonera da innalzamento età solo il 2% delle uscite).


Le 7 proposte del governo:
“Le misure prese a riferimento per l'analisi, sono quelle proposte dal Presidente del Consiglio dei Ministri alle organizzazioni sindacali nell’incontro del 13 di novembre scorso:
1. esenzione dall'aumento dell'età per la pensione di vecchiaia legata all'attesa di vita (5 mesi nel 2019) per 15 categorie (11 della platea dei lavori gravosi previsti per Ape social e precoci, con l'aggiunta di 4 ulteriori categorie (marittimi, operai agricoli, lavoratori della pesca e addetti allo stampaggio a caldo nella siderurgia);
2. revisione del meccanismo di calcolo dell'adeguamento del requisito pensionistico legato all'attesa di vita (biennio su biennio);
3. istituzione di un Commissione, composta da Inps, Inail, Istat, Ministero del Tesoro, del Lavoro, della Salute ed Economia, che entro giugno/settembre 2018 possa elaborare dati scientifici che mettono in relazione le diverse situazioni occupazionali, in collegamento all'aspettativa di vita;
4. previdenza Complementare: equiparazione fiscale per i dipendenti pubblici e silenzio/assenso per le nuove e future assunzioni nel pubblico impiego;
5. istituzione di una Commissione che studi la classificazione delle prestazioni per permettere la separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale;
6. possibilità di definire a fine novembre 2017 le risorse non utilizzate per Ape social, che potranno essere trasferite nel 2018 per le stesse finalità;
7. possibilità di definire a fine novembre 2017 le risorse non utilizzate per Precoci, che potranno essere trasferite nel 2018 per le stesse finalità. 

Di queste sette misure solo due hanno nel prossimo triennio un rilievo in termini di costi aggiuntivi: l’esenzione dell’aumento dell’età pensionabile e la previdenza complementare (punti 1 e 4)….” Fonte Analisi effettuata dall’Ufficio previdenza della Confederazione).

Insomma anche i calcoli dicono che il governo non vuole mollare quasi niente sulla previdenza e tanto meno restituire il diritto alla pensione a lavoratori e lavoratrici abbassando i requisiti pensionistici e abolendo l’assurda applicazione automatica dell’aspettativa di vita all'età pensionabile.

Abroghiamo la Fornero! Scioperi e mobilitazioni nelle fabbriche

Dal sito del sindacatoaltracosa – opposizione cgil altro documento contro la legge Fornero, per lo sciopero e la mobilitazione nelle fabbriche:

Abroghiamo la Fornero! Scioperi e mobilitazioni nelle fabbriche

Ordine del giorno della assemblea nazionale dei metalmeccanici del sindacatoaltracosa - opposizione cgil

I delegati delle principali fabbriche che hanno partecipato all’assemblea nazionale dei metalmeccanici del sindacato è un’altra cosa, a Firenze il 13 novembre (Gkn, Same, Piaggio, Bonfiglioli, Fincantieri di Palermo, Aferpi di Piombino, Officine Vittorio Villa di Bergamo, Annovi&Reverberi di Modena, I.M.P. Pasotti di Brescia, IBM di Milano) condividono l’urgenza di mobilitarsi sul tema delle pensioni e invitano i delegati e le delegate di altre fabbriche e di altre categorie a partecipare a un percorso comune di mobilitazione. Non è accettabile proseguire un confronto unitario con il Governo su un binario morto.
La legge Fornero va abrogata! I lavoratori e le lavoratrici devono poter andare in pensione a 40 e con il vecchio sistema retributivo. Quello italiano è il peggior sistema pensionistico in Europa. Non basta bloccare lo scatto automatico previsto nel 2019, né esonerare soltanto le mansioni più gravose, né tanto meno favorire le pensioni integrative. Bisogna ripristinare il sistema delle pensioni di anzianità, rafforzare il sistema previdenziale pubblico e abbassare per tutte e tutti l’età pensionabile.
Nel 2011 sulla legge Fornero, Cgil Cisl Uil fecero soltanto tre ore di sciopero. Nel 2014, solo Cgil e Uil scioperarono contro il Jobs act ma quando ormai il Parlamento lo aveva approvato. Ora, soltanto la Cgil ha un giudizio negativo sulla Legge di stabilità, in particolare sugli interventi in tema di pensioni, ma ad oggi non ha convocato nessuno sciopero generale e l’autunno rischia di finire soltanto con una manifestazione, sabato 2 dicembre. E magari per decidere di nuovo lo sciopero in inverno, fuori tempo massimo, a futura memoria.
Questo non serve. Serve oggi una grande mobilitazione per riaprire la vertenza sulle pensioni e chiedere l’abrogazione della Fornero. Anche la Fiom, oltre a annunciare che lo sciopero sarebbe necessario, finora non ha fatto altro che dare indicazione ai territori e alle Rsu di convocare scioperi sul posto di lavoro, senza una precisa piattaforma e senza prendere in prima persona la responsabilità di proclamarli come organizzazione.
Le organizzazioni sindacali hanno una responsabilità molto forte a non organizzare la mobilitazione e a non dichiarare lo sciopero generale. Denunceremo questa mancanza di coraggio in ogni sede e modo possibile.
E non resteremo con le mani in mano. Nei prossimi giorni concorderemo iniziative di mobilitazione e sciopero comuni nelle fabbriche in cui lavoriamo, per chiedere l’abrogazione della legge Fornero, il ritorno al sistema retributivo e ai 40 anni di anzianità.
L’assemblea nazionale dei metalmeccanici del sindacatoaltracosa – opposizione cgil

Abolire o bloccare da subito applicazione aspettativa di vita pensioni!







LA PETIZIONE 
ABOLIAMO ASPETTATIVA DI VITA PER DIRITTO ALLA PENSIONE 
VERSO LE CINQUANTAMILA FIRME



Mentre la petizione per l’abolizione aspettativa di vita per diritto alla pensione ha ora l’obiettivo delle 50000 firme, in Commissione lavoro della Camera riprende la discussione per arrivare ad una risoluzione unitaria da inviare a stretto giro di posta a Palazzo Chigi dove sabato ci sarà un nuovo incontro Governo-Sindacati.

BASTA CON I GIOCHETTI AL RINVIO APPROVATE UNA RISOLUZIONE UNITARIA PER L’ABOLIZIONE/BLOCCARE L’AUMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI IN BASE ALL’ASPETTATIVA DI VITA!

COMMISSIONE LAVORO DELLA  CAMERA: ODG 16 NOVEMBRE 2017
 RISOLUZIONI 
7-00934 Patrizia Maestri: Iniziative per tenere conto, ai fini dell'accesso al pensionamento, delle differenti aspettative di vita e per inserire tra le categorie di lavoratori impegnati in attività usuranti anche gli operatori socio-sanitari
7-00983 Rizzetto: Revisione della normativa che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile in relazione all'incremento dell'aspettativa di vita
7-01092 Ciprini: Iniziative volte a rivedere la normativa che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile in relazione all'incremento dell'aspettativa di vita e ampliamento delle attività considerate usuranti al fine del riconoscimento di benefici previdenziali
7-01311 Martelli: Iniziative in materia di adeguamento dei requisiti pensionistici in relazione all'incremento dell'aspettativa di vita
7-01325 Tripiedi: Iniziative volte a rivedere il sistema di adeguamento dei requisiti per l'accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita
7-01354 Gnecchi: Rinvio dell'adozione del provvedimento di adeguamento dei requisiti per l'accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita
7-01373 Airaudo: Iniziative per sospendere fino al 31 dicembre 2022 il procedimento di adeguamento dei requisiti per l'accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita

mercoledì 15 novembre 2017

Legge Fornero: la Cgil ripete gli stessi errori del 2011?


Direttivo Cgil M.Iavazzi.Dichiarazione di voto

Dichiarazione di voto contraria - Direttivo Cgil 13 Novembre

Pubblicati su 14 novembre 2017 da elianacomo in interventi e articolireport direttiviz_carosello // 0 Commenti

Nei confronti della Legge Fornero la Cgil si dichiarò contraria. Eppure ancora oggi, giustamente, i lavoratori criticano fortemente la nostra organizzazione per non aver fatto nulla in quella circostanza.
Il tema di come rispondiamo al provvedimento sulle pensioni, quello inserito nella Legge di Bilancio, non è una delle questioni, ma è la questione. I lavoratori da noi si aspettano dei risultati, non testimonianza. E per dei risultati ci vuole una mobilitazione vera, sciopero generale compreso, non un’ennesima manifestazione.
Su questo punto mi pare avvenga una cosa grave, che dovrebbe far riflettere questo Direttivo. La Segreteria Nazionale ha dichiarato che non ci sono le condizioni per uno Sciopero Generale. Ammesso che sia davvero così, non porsi la domanda su quali sono le responsabilità di questo gruppo dirigente e, ancora più importante, come preparare le condizioni, anche in poche settimane, per uno sciopero generale vero, con una campagna di assemblee, è come autodenunciare la propria inutilità.
Non si può giustificare l’immobilismo col timore dello scontro generazionale. E’ chiaro a tutti che questo sistema previdenziale, il peggiore d’Europa, è tra le principali cause della disoccupazione dilagante, è evidente ai giovani che se i lavoratori anziani sono in servizio fino a 67 anni le giovani generazioni resteranno a spasso. Il tema delle pensioni e quello del lavoro sono strettamente legati.
Oggi la Cgil dichiara la non condivisione nei confronti dell’impianto del governo ma nei fatti non si rende disponibile a una seria opposizione a queste misure. Sarebbe stato doveroso concludere questo direttivo con la convocazione dello sciopero generale. Così non è e per questo motivo voteremo contro al documento finale. Questa purtroppo è la notte nella quale la Cgil decide di ripetere gli stessi errori compiuti nel 2011 nei confronti della Legge Fornero.
Mario Iavazzi per il Sindacato è un’Altra Cosa – Opposizione Cgil