venerdì 14 luglio 2017

Rinvio adeguamento aspettativa di vita requisito pensione: un costo o un mancato risparmio?

Rinviare l’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita nel 2019 (cosa che il governo dovrà decidere nei prossimi mesi), secondo diversi organi di stampa ha un “costo” per le casse dello Stato di circa 1,2 miliardi di euro. Il problema dei costi o mancati risparmi per lo Stato andrebbe visto in un’altra ottica considerato che si sta parlando di "previdenza". In ogni caso proviamo ad esaminare in maniera semplice le diverse proposte in campo sull'argomento "applicazione automatica della speranza di vita ai requisiti pensionistici"
Abolizione - lo chiedono a gran voce lavoratori e lavoratrici ma allo stato attuale sarà molto difficile che vengano cancellati i 7 mesi di aspettativa di vita per la pensione di vecchiaia e i 10 mesi per la pensione anticipata in quanto per i fautori degli equilibri di bilancio dello Stato sarebbe un costo troppo alto che porterebbe a sacrificare gli “investimenti” di denaro pubblico verso il “salvataggio di banche in crisi”, per dirne una.
Superamento dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici in base all’aspettativa di vita rimane una formula un po’ troppo vaga che lascia aperta la questione a tutte le soluzioni.
Blocco dovrebbe significare bloccare allo stato attuale (7 mesi pensione di vecchiaia e 10 mesi pensione anticipata) gli adeguamenti già fatti ed escludere  d’ora in poi altri adeguamenti automatici.
Rinvio - è la proposta attualmente in auge che “rinvierebbe” ad altra data diversa del 2019 l’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita applicato ai già troppo lunghi requisiti pensionistici.
Tale operazione in effetti più che un costo sarebbe un mancato risparmio da parte dell’Inps in quanto non si allungherebbero ancora i requisiti e perciò si uscirebbe sempre a 66 anni e 7 mesi di età oppure con 41/42 anni e 10 mesi di contribuzione a qualsiasi età anche dal 2019 in poi.

La campagna su costi o mancati risparmi previdenziali rispetto ad un eventuale rinvio nasconde però anche altri significati come il fatto che tutto il resto dell’impalcatura della legge Fornero potrebbe rimanere immutata a parte qualche altro aggiustamento a cui siamo ormai abituati che però non cambia la sostanza delle cose in generale.

L'impegno di questo governo per un’eventuale proseguimento dell’Ape sociale per poche categorie e tanti paletti per l’accesso, dopo la fase sperimentale che termina nel 2018, potrebbe chiudere l’agenda delle disponibilità a concertare con i sindacati nel quadro della prossima legge di bilancio il cui dibattito a settembre/ottobre entrerà nel vivo. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Banchitalia dopo che il governo ha elargito miliardi di soldi pubblici alle banche si è precipitata nel dire che il pil nel 2017 sarà positivo a +1,4 se non abbiamo capito ancora che siamo in pieno regime,alle prossime politiche rivotiamoli